Espulsione fulminea in Italia: un imam rimandato in Pakistan entro 24 ore dopo aver legittimato il matrimonio di bambine di 9 anni.
L’Italia sta vivendo una repressione senza precedenti del discorso religioso all’interno dei suoi confini. Nell’aprile del 2026, la città di Brescia, situata nel nord industriale del paese, è diventata l’epicentro di una tempesta mediatica e politica nazionale. In sole 24 ore, un predicatore pakistano di 25 anni, Ali Kashif, è stato arrestato, gli è stato revocato il permesso di soggiorno ed è stato deportato a Islamabad con un volo di linea. Questa fulminea accelerazione dell’apparato amministrativo è seguita alla diffusione di filmati registrati con telecamere nascoste che rivelavano dichiarazioni profondamente scioccanti per la società italiana e che hanno suscitato una condanna unanime, anche da parte di organizzazioni e autorità musulmane nel suo paese d’origine.
Infiltrazione giornalistica nel cuore della “capitale islamica” d’Italia
La città di Brescia gode di una solida reputazione in Italia. Con una numerosa comunità musulmana derivante da successive ondate migratorie provenienti da Pakistan, Egitto e Nord Africa, il comune viene talvolta definito dai media nazionali come la “capitale islamica” del paese. Sebbene la vita quotidiana nella zona sia generalmente tranquilla e serena, i servizi segreti italiani monitorano attentamente la regione da diversi anni, avendo individuato alcuni centri culturali come potenziali focolai di ideologie radicali.
È in questo contesto instabile che il giornalista Francesco Leone, ingaggiato per il programma investigativo Fiori del Toro sul canale Reti4, ha condotto un’inchiesta sotto copertura. Fingendosi un cittadino italiano convertitosi di recente all’Islam, il reporter ha visitato due diverse istituzioni in città: l’Associazione Culturale Islamica Minhaj-ul-Quran e l’Associazione Culturale Al-Nur. In questi due luoghi di culto ha incontrato Ali Kashif, un cittadino pakistano residente in Italia da oltre sei anni, che vi svolgeva il ruolo di insegnante religioso e guida spirituale informale.

L’incontro, filmato all’insaputa dell’imam e condotto con calma in italiano e urdu, ha inizialmente riguardato questioni teologiche comuni relative al matrimonio e alla legge islamica. Tuttavia, la discussione ha preso una piega inaspettata quando il giornalista ha chiesto al giovane predicatore a che età una ragazza viene considerata adulta e pronta per il matrimonio, secondo la sua interpretazione dei testi sacri.
Dichiarazioni scioccanti definite “scientifiche” dal predicatore
Senza la minima esitazione, Ali Kashif ha spiegato che l’età della maggiore età religiosa coincide con l’inizio del primo ciclo mestruale. Ha poi pronunciato la frase che ha scatenato un’ondata di indignazione generale: una bambina di 9 anni può essere considerata adulta da un punto di vista scientifico e quindi idonea al matrimonio. Incalzato dal giornalista sulla possibilità che questa bambina sposasse un uomo molto più anziano, di 30 o 40 anni, l’imam ha confermato la validità di tale unione, a condizione che si ottenesse il consenso dei genitori.
Dal momento della messa in onda sulla televisione nazionale, il servizio ha provocato un vero e proprio terremoto. L’assenza di ambiguità, l’assenza di errori di traduzione e il fatto che l’imam abbia insistito sulle sue affermazioni, supportandole con presunti argomenti scientifici, hanno reso impossibile qualsiasi difesa. I social media sono stati immediatamente inondati di reazioni di indignazione provenienti da tutti gli ambiti politici e civici, dai movimenti progressisti a quelli conservatori.
Applicazione dell’articolo 4 del Testo Unico sull’Immigrazione
Di fronte all’entità della reazione pubblica, l’apparato statale ha reagito con eccezionale rapidità. Il caso è stato gestito dal commissario di polizia di Brescia, Paolo Sartori, l’autorità locale competente ad avviare il procedimento di espulsione. Per aggirare i ritardi inerenti a un normale procedimento penale, che avrebbe richiesto mesi o addirittura anni di indagini e ricorsi, l’amministrazione ha attivato uno strumento giuridico eccezionale: l’articolo 4, comma 3, del Testo Unico sull’Immigrazione.
Questa disposizione legislativa conferisce allo Stato il potere di espellere un cittadino straniero mediante decreto amministrativo qualora la sua presenza costituisca una minaccia flagrante per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. Definendo Ali Kashif un “pericolo sociale”, le autorità hanno potuto ordinarne l’immediata espulsione. Inoltre, le verifiche amministrative hanno rivelato che il permesso di soggiorno del predicatore era stato rifiutato poche settimane prima. Privo di status giuridico e ritenuto incompatibile con i valori fondamentali della Repubblica Italiana in materia di tutela dei minori, l’imam è stato arrestato, scortato dalla polizia all’aeroporto di Milano-Malpensa e imbarcato su un aereo per Islamabad.
Il governo, guidato dalla Primo Ministro Giorgia Meloni, ha pienamente abbracciato questa posizione intransigente, adottando una politica di tolleranza zero nei confronti della retorica radicale. Questo caso si inserisce in una strategia più ampia, che ricorda l’espulsione, nell’ottobre 2024, di Zulfikar Khan, un altro imam pakistano residente a Bologna, rimpatriato per sermoni ritenuti antisemiti, omofobi e inneggianti a organizzazioni terroristiche.
Il rifiuto delle comunità musulmane e il quadro giuridico pakistano
Uno degli aspetti più rilevanti di questo caso risiede nella massiccia opposizione alle dichiarazioni di Ali Kashif da parte della sua stessa comunità. I centri Minhaj-ul-Quran e Al-Nur hanno rilasciato ferme dichiarazioni ufficiali, affermando che il matrimonio infantile non è in alcun modo legittimato dal Corano e che le opinioni dell’ex predicatore erano una sua personale opinione, non quella della congregazione di Brescia.
Inoltre, le argomentazioni dell’imam erano in contrasto con la realtà giuridica del suo paese d’origine. Contrariamente a quanto si crede comunemente, il Pakistan ha intrapreso importanti riforme legislative. Nel maggio 2025, il Parlamento pakistano ha approvato all’unanimità la legge sul divieto di matrimonio infantile nel Territorio della Capitale di Islamabad, fissando l’età minima legale per il matrimonio a 18 anni per entrambi i sessi nel territorio della capitale e imponendo severe pene detentive ai trasgressori e a coloro che agevolano tale pratica. Inoltre, già nel 2022 la Corte Federale della Sharia del Pakistan aveva stabilito che il divieto di matrimonio infantile non era contrario ai precetti dell’Islam, una posizione condivisa da molti paesi a maggioranza musulmana come Tunisia, Giordania, Egitto e Marocco.
Una tendenza europea verso il primato del diritto laico

Il caso di Brescia illustra un cambiamento di paradigma globale in tutto il continente europeo. I paesi dell’Unione Europea stanno dimostrando una crescente propensione a dare priorità alle leggi civili e a tutela dei minori rispetto alle tradizioni o interpretazioni religiose, per quanto minoritarie possano essere.
Ad esempio, il Regno Unito ha adottato un approccio simile nel gennaio 2026, quando il tribunale di Northampton ha condannato l’Imam Ashraf Osmani a una pena detentiva sospesa per aver officiato un matrimonio religioso (Nikah) tra due sedicenni, in violazione della nuova legge britannica che fissa a 18 anni l’età minima per contrarre matrimonio. Sebbene il caso britannico riguardasse adolescenti e non un bambino di 9 anni, la severità della sentenza conferma che l’argomentazione dell’ignoranza o della consuetudine religiosa non offre più immunità dalle leggi laiche occidentali.
L’espulsione di Ali Kashif in meno di 24 ore solleva tuttavia complesse questioni all’interno delle organizzazioni per i diritti civili, alcune delle quali sono preoccupate per la rapidità di queste procedure amministrative, che privano gli individui della possibilità di impugnare le decisioni dinanzi a un tribunale indipendente. Per il governo italiano e per gran parte della popolazione, questo intervento ultraveloce è visto come una risposta necessaria e legittima per preservare l’ordine pubblico e riaffermare i valori irrinunciabili della tutela dei minori sul territorio nazionale.




